Filippo Berta
Studio: Via Gustavo Modena 1, 20129, Milano
Portfolio (file pdf): http://issuu.com/filippoberta/
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Skype: filippo_berta

BELOW A SELECTION OF WORKS
SOTTO UNA SELEZIONE DI LAVORI


Filippo Berta, Just One, 2017
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Short Description:
A sheep is put on a white pedestal and then she is completely sheared. The action unmasks one of the subjects which are part of a flock, that is a uniformed collectivity (starting from this concept I titled the work: Just One) becoming a metaphor of human condition. The work is a praise to the imperfection held hidden below a white and pure mantle, but that inexorably imposes uniformity. In this way the work shows a parody of the equestrian sculpture, in which the acclaimed subject is the truth of the imperfection.

Breve Descrizione: 
Una pecora viene posta su un piedistallo bianco e tosata completamente. L’azione smaschera uno dei tanti soggetti che compongono un gregge, ovvero una collettività uniformata (da qui il titolo: Just One), diventando metafora della condizione umana. Il lavoro è un elogio all’imperfezione tenuta nascosta sotto un manto, che pur essendo bianco e puro, è inesorabilmente uniformante. In questo modo il lavoro propone una parodia della scultura equestre, dove il soggetto acclamato è la verità dell’imperfezione.


Filippo Berta, Here! - Presente!, 2016, performance
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Short Description:
A group of children is willing to semi-circle and each of them is drinking a juice box.  When everyone finishes the drink, they put the empty juice-box on the ground and suddenly they hit it with his foot. This act causes a brief, intense noise, similar to an explosion that fills the room and vibrates on the skin of the audience. In this work the child is metaphor of the incorrigible nature hidden in us in opposition to the right and imposed forms by the society, like a dualistic portrait of the human being.

Breve Descrizione: 
Un gruppo di bambini è disposto a semi-cerchio e ognuno di essi sta bevendo un succo di frutta. Quando tutti hanno finito di bere, mettono il recipiente di cartone a terra e improvvisamente lo colpiscono con il piede. Questo gesto provoca un breve e intenso rumore come fosse un'esplosione che riempie l'ambiente e vibra sulla pelle degli spettatori. In questo lavoro il bambino è metafora della natura incorreggibile nascosta in noi, in opposizione con le forme giuste e imposte dalla società, come fosse un dualistico ritratto dell'essere umano.


Filippo Berta, Concert of soloists #2, 2015, performance
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Short Description:
A group of men are drinking the broth seated at a table of the Italian Embassy of Berlin. Each of them emphasizes every sip by sucking forcefully from the spoon, so emit a noise intrusive. Every individual manifests his presence during the act of eating by means of this gurgle coming from his mouth, but finds himself inexorably absorbed by a collective chaotic noise. Everyone tries to distinguish from this collective uniformity (the same dish, the same dress, same chair ...), but it is a futile attempt and the result is a parodic competition in which everyone tries to cover the others people and to come out from they.
Video made in the reception room of the Italian Embassy in Berlin

Breve Descrizione: 
Un gruppo di uomini bevono del brodo stando sedute al tavolo Dell’Ambasciata Italiana a Berlino. Ognuno di essi enfatizza ogni sorso succhiando con forza dal cucchiaio, così da emettere un rumore invadente. Ciascun individuo manifesta la sua presenza durante l’atto di nutrirsi con un gorgoglio proveniente dalla propria bocca, ma si ritrova a essere inesorabilmente assorbito da un caotico rumoreggiare. Il tentativo del singolo di distinguersi da una collettività uniformante (lo stesso piatto, lo stesso vestito, la stessa sedia...) si rivela fallimentare e ne consegue una parodistica competizione in cui tutti cercano di sovrastarsi.
Video realizzato nella sala ricevimenti dell’Ambasciata Italiana di Berlino

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Filippo Berta, Sulla retta via (On the straight and narrow), 2014, Video HD
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Video Work Finalist of Talent Prize, Inside Art, Guido Talarico Editore, Rome
Jury: Guido Talarico (Editor and director of Inside Art), Marie Fernandez (Director of art exhibitions in the city of Lille, France), Alberto Fiz (Director of MARCA, Catanzaro, Italy), Micol Forti (Curator of the Contemporary Art Collection of the Vatican Museums), Anna Mattirolo (Director of the MAXXI, Rome), Ludovico Pratesi (Director of the Visual Art Peschiera di Pesaro, Italy), Patrizia Sandretto Re Rebaudengo (President of the Sandretto Re Rebaudengo Foundation)

Video Finalista del Talent Prize, Inside Art, Guido Talarico Editore, Roma
Giuria: Guido Talarico (Editore e direttore Inside Art), Marie Fernandez (Direttore arti visive ed attività espositive del Comune di Lille), Alberto Fiz (Direttore artistico MARCA di Catanzaro), Micol Forti (Curatrice della Collezione d’Arte Contemporanea dei Mu- sei Vaticani), Anna Mattirolo (Direttore del MAXXI Arte), Ludovico Pratesi (Direttore artistico Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro), Patrizia Sandretto Re Rebaudengo (Presidente Fondazione Sandretto Re Rebaudengo)

Short Description: 
A line of people is moving along the seashore of a deserted beach, trying to follow the fleeting border, defined by the waves, that separates the sea from the land. This situation produces a uncoordinated collective action that makes visible an unending line that breaks continuously. The difficulty of maintaining a perfect and straight line represents the dualism of man’s impossibility to find a balance between his own intuitive, emotional and impetuous nature and his defined role by society which penetrates individual consciences and conditions mental behaviour, guiding the individual towards standardised models.
Text by Claudia LöffelholzGerman independent curator and member of LaRete Art Projects

Breve Descrizione: 
Una linea di persone si muove lungo la riva del mare di una spiaggia deserta, cercando di seguire il confine fugace, definito dalle onde, che separa il mare dalla terra. Questa situazione produce un’azione collettiva scoordinata che rende visibile una linea senza fine che si rompe continuamente. La difficoltà di mantenere una linea perfetta e retta rappresenta il dualismo d’impossibilità dell’uomo di trovare un equilibrio tra la sua natura intuitiva, emotiva, impetuosa e il suo ruolo definito dalla società che penetra le coscienze individuali e le condizioni comportamento mentale e guida l’individuo verso modelli standardizzati.
Testo di Claudia Löffelholz, curatrice indipendente e membro de La Rete Art Projects

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Filippo Berta, Allumettes #2, 2013, performance
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Work Winner of the MIA Foundation Award, Bergamo, Italy
Jury: Giacinto di Pietrantonio (Director of GAMeC - Museum of Modern and Contemporary Art, Bergamo, Itay), Eugenio Viola (Senior curator at PICA The Perth Institute of Contemporary Arts in Australia) and Corrado Benigni ((Responsible for Culture and the Arts of the MIA Foundation) - Curated by Stefano Raimondi and Mauro Zanchi

Opera Vincitrice del Premio Fondazione MIA, Bergamo
Giuria: Giacinto di Pietrantonio (Direttore della GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo), Eugenio Viola (Senior curator at PICA The Perth Institute of Contemporary Arts in Australia) e Corrado Benigni (Referente per la Cul- tura e l’Arte della Fondazione MIA) - A cura di Stefano Raimondi e Mauro Zanchi

Short Description:
People massed light up a match after another to make visible the square created by the union of their bodies. The noise produced reveals the frenzy of this collective effort. This stubborn act turns out to be bankruptcy when the first people, after finishing the matches available, leave the group and initiate a slow process of dissolution of the perfect square. The feeble glow produced by matches conceals the fragility of a perfection that can only be temporary and reaches its peak even when the last match is shutting down.
Performance realized at MADRE Museum of Naples, at Basilica S. Maria Meggiore of Bergamo and SUC Murate of Florence

Breve Descrizione: 
Delle persone ammassate accendono un fiammifero dopo l’altro rendendo visibile il quadrato creato dall’unione dei loro corpi. Questo gesto ostinato si dimostra fallimentare quando le prime persone, avendo finito i fiammiferi, abbandonano il gruppo decretando un lento processo di dissolvimento del quadrato perfetto. Il fievole bagliore prodotto dai fiammiferi cela in sé tutta la fragilità di una perfezione che è solo momentanea e trova il suo culmine quando anche l’ultimo fiammifero si spegne
Performance realizzata al Museo MADRE Napoli, alla Basilica S. Maria Meggiore di Bergamo e a SUC Le Murate di Firenze

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Filippo Berta, Territories #2, 2015, performance
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Short Description:
In an area covered in gravel a number of people are involved in a war without allies and in the general confusion each person tries to trace with his foot the line of his territory within which to express himself. This clash between individualities has created territories with different shapes and sizes forcibly intertwined together despite their incongruousness. The definition of ourselves in social relations is a struggle between colonizers and colonized, a condition that in this performance is reduced to a collective heroism as if it were a chaotic anthill.
Performance made at the Spinola Banna Foundation, Turin, IT (2009) and at the Dinosaurs Quarry, Altamura, IT (2015)

Breve Descrizione:
In una distesa ghiaiosa delle persone sono coinvolte in un conflitto senza alleati e nella confusione generale ognuno cerca di tracciare con il piede il confine del proprio territorio entro cui esprimere se stessi. Questo scontro tra individualità ha generato territori con forme e dimensioni diverse forzatamente incastrati tra di loro nonostante fossero incongruenti. La definizione di se stessi nelle relazioni sociali è una lotta tra colonizzatori e colonizzati, una condizione che nella performance è ridotta a un caotico e collettivo eroismo da formicaio.
Performance realizzata alla Fondazione Spinola Banna, Torino (2009) e alla Cava dei Dinosauri, Altamura (2015)

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Filippo Berta, Cheees!, 2013, performance
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Short Description:
A group of people, aligned along the walls, cover their faces by a black fabric and then, they perform the same action: to draw a “smile” on the wall above their heads. The attempt to reproduce the exact form of the smile (circle, two dots and a semi-circle) becomes useless and produces a series of forms which emulate the original and show the obstinate intention visible in the wrong traces. In the desire of the individual to homologate to the right form imposed by the community, lies the imperfect human nature, so that the stereotype and the personal are combined. Performance made at the Victoria Art Center, Bucharest, RO


Breve Descrizione: 
Un gruppo di persone allineate lungo le pareti si coprono il viso con un tessuto nero, per poi compiere la medesima azione di disegnare sul muro uno “smile” sopra la loro testa. Il fallimentare tentativo di riprodurre la forma precisa dello “smile” (cerchio, due punti e semicerchio) genera una serie di forme che emulano l’originale e mostrano nei tratti errati un’ostinata intenzione. Nel desiderio dell’individuo di omologarsi alla giusta forma imposta dalla collettività si cela l’imperfezione della natura umana, coniugando così lo stereotipo con il personale.
Performance realizzata al Victoria Art Center di Bucarest

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Filippo Berta, Instructions for use, 2012, performance
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Short Description:
A group of italian soldiers trying to keep in balance their rifles on the palm of the hand and this is a difficult situation that will end when all the guns have fallen to the ground. The use of the weapon as a game lasts only the time in which these soldiers can keep their guns upside down compared to the normal military instructions.
Performance in which were involved with a group of Soldiers on leave, who have been taught the proper use of arms.

Breve Descrizione: 
Un gruppo di alpini cercano di tenere in equilibrio i propri fucili sul palmo della mano, generando una condizione difficile che finirà quando tutti i fucili saranno caduti a terra. L’uso dell’arma come un gioco dura solo il tempo in cui i militari riescono a mantenere i fucili capovolti rispetto al consueto assetto da soldato.
Performance realizzata con un gruppo di alpini in congedo, ai quali è stato insegnato l’uso corretto delle armi.

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Filippo Berta, Happens Everyday, 2012, performance
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Short Description:
A group of people are sitting behind school desks arranged and each person grabs his desk, lifts it and overturns it over his head. From that moment, a challenge of strength in maintaining that position starts. Then, the first begin to succumb to fatigue, to the point that, everyone will have arranged the desks in their original position. The school desk, an object symbol of the dictates given to us from childhood, succumbs to the need to rebel from this micro-society and this act generates a silent condition of break between the rule of law was imposed, and the innate nature.
Video made in a classroom of the Primary School E. De Amicis in Sansepolcro (Italy) by involving ex-alumni and local inhabitants.

Breve Descrizione: 
Un gruppo di persone sono sedute dietro a dei banchi di scuola e ciascuno individuo afferra il proprio banco, lo alza e lo ribalta sopra la propria testa. Da quel momento inizia una sfida di resistenza nel mantenere quella posizione.Poi, i primi cominceranno a cedere alla fatica al punto che tutti avranno disposto i banchi nella loro posizione d’origine. Il banco di scuola, oggetto simbolo dei dettami impartitici sin dall’infanzia, soccombe alla necessità di ribellione di questa micro-società, generando una una silenziosa condizione di rottura tra il lo stato di diritto imposto e lo stato di natura innato.
Video realizzato all’interno di un’aula della Scuola Elementare E. De Amicis di Sansepolcro, con il coinvolgimento di ex-alunni e abitanti della zona.

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Filippo Berta, For Sale, 2012, installation

Short Description:
The floor plans of some apartments adjacent to the pedestrian streets of the city of Como, were re-drawn specularly on the ground by means of white marble powder. The private spaces become publicly and the pedestrians can cross and interact with the border lines that delimit those places where the private sphere manifests itself freely.
Installation made as final work of the artists’ residence at the Fondazione Ratti, Como, Italy

Breve Descrizione: 
Le planimetrie di alcuni appartamenti adiacenti alle vie pedonali della città di Como sono state ridisegnate a terra in modo speculare con la polvere di marmo bianco. Gli spazi privati diventano di dominio pubblico e i pedoni possono attraversare e interagire con i confini di quei luoghi dove la sfera privata si manifesta liberamente.
Installazione realizzata come lavoro conclusivo della residenza per artisti presso la Fondazione Ratti, Como


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Filippo Berta, Allumettes #1, 2012, performance, Madre Museum of Naples
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Short Description:
People massed light up a match after another to make visible the square created by the union of their bodies. This stubborn act turns out to be bankruptcy when the first people, after finishing the matches available, leave the group and initiate a slow process of dissolution of the perfect square. The feeble glow produced by matches conceals the fragility of a perfection that can only be temporary and reaches its peak even when the last match is shutting down.
Performance realized at MADRE Museum of Naples, at Basilica S. Maria Meggiore of Bergamo and SUC Murate of Florence



Breve Descrizione: 
Delle persone ammassate accendono un fiammifero dopo l’altro rendendo visibile il quadrato creato dall’unione dei loro corpi. Questo gesto ostinato si dimostra fallimentare quando le prime persone, avendo finito i fiammiferi, abbandonano il gruppo decretando un lento processo di dissolvimento del quadrato perfetto. Il fievole bagliore prodotto dai fiammiferi cela in sé tutta la fragilità di una perfezione che è solo momentanea e trova il suo culmine quando anche l’ultimo fiammifero si spegne
Performance realizzata al Museo MADRE Napoli, alla Basilica S. Maria Meggiore di Bergamo e a SUC Le Murate di Firenze

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Filippo Berta, Islands, 2011, performance, video 1'10''
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Short Description: 
Some people rotate on themselves with their eyes closed and arms outstretched, holding in their hands   red fluorescent bars and the wake of light defines the maximum area that each individual can occupy with his body and this space consists in his own island. The result is a confusing general movement, characterized by random clashes that becomes the metaphorical image of a heterogeneous society made ​​up different identities closed in their border.

Breve Descrizione: 
Delle persone ruotano su se stesse con gli occhi chiusi e a braccia aperte, reggendo tra le mani delle barre rosse fluorescenti e la scia di luce definisce la superficie massima che ciascun individuo può occupare e questo spazio consiste nella sua isola. Ne scaturisce un movimento generale confusionario, caratterizzato da scontri casuali che diventa l’immagine metaforica di una società eterogenea costituita da identità chiuse in un proprio confine.

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Filippo Berta, Vice Versa, 2011, performance
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Short Description:
Each of the person involved is placed between two blackboards, and at first they write with his right hand, on the blackboard on the right, their name and surname chanting all the syllables. Then, they repeat the same action but with the left hand, trying with difficulty to copy the accuracy of the traits of the letters written with his right hand, while the space is saturated with childish collective chant. The abortive attempt to emulate a established perfection and sets, is revealed in the imperfections of the unsafe features of the left hand (not educated), and this conflict inherent in every individual is represented by these two blackboards, which become the portrait of those who made​​ them.

Breve Descrizione: 
Ciascuna delle persone coinvolte è posta tra due lavagne e prima scrivono con la mano destra, sulla corrispondente lavagna, il loro nome e cognome scandendo ad alta voce tutte le sillabe. Poi ripetono la stessa azione ma con la mano sinistra, copiando a fatica la precisione dei tratti delle lettere scritte con la mano destra, mentre lo spazio si satura di un’infantile cantilena collettiva.Il tentativo fallimentare di emulare una perfezione convenzionale imposta si rivela nelle imperfezione dei tratti insicuri della mano sinistra (non istruita), e questo stato conflittuale insito nell’individuo è rappresentato dalle due lavagne accostate che diventano il ritratto di chi le ha realizzate.


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Filippo Berta, Homo Homini Lupus, 2011, Video HD
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Video Work Winner of the Maretti Editor Award, La Habana, Cuba
Jury: Laura Cherubini (Art critic curator), Eugenio Viola (Curator at large of MADRE - Museum of Contemporary Art of Naples, Italy), Giacomo Zaza (Art critic, curator and director of Torrione Passari Contemporary Art Centre, Italy) Caridad Blanco (Curator, art critic, and researcher at the Center for Development of the Visual Arts in Havana), Israel Castellanos (Curator and art critic), Jorge Fernández Torres (Director of the Havana Biennial and the Wifredo Lam Centre)

Video Vincitore del Premio Maretti Editore, La Habana, Cuba
Giuria: Laura Cherubini (Curatore e critico d’arte), Eugenio Vio- la (Curator at large of MADRE - Museo d’Arte Contemporanea DonnaRegina di Napoli), Giacomo Zaza (Critico d’arte, curatore e direttore artistico del Torrione Passari di Molfetta) Caridad Blanco (Curatore, critico d’arte e ricercatore presso il Centro di Svilup- po di Arti Visuale di Avana, Cuba) Israel Castellanos (Curator e critico d’arte), Jorge Fernández Torres (Director of the Havana Biennial and the Wifredo Lam Centre)

Short Description: 
In Hobbes’ Leviathan of 1651, the English philosophy lays the ground for his theory of natural justice, deeming this as a continuous state of warfare (bellum omnium contra omnes), where  “man is a wolf to man”. Moving on from the philosophical metaphor to the hypertextuality inherent to contemporary art, Filippo Berta picks up the Hobbesian theme: the artist shows the ferinitas of the human condition using directly a pack of wolves. Set in an almost lunar landscape, the wolves violently fight over an object, an Italian flag, not over a prey, and it is this which unsettles us. In the Hobbesian world, the only way out of this continuous state of warfare is through the creation of the state, capable of reducing the plurality of individual wills to a single will. This solution is put into question by Berta through one of its most emblematic of symbols, the flag, always present in this allegorical mise en scène that reclaims the state of nature over that of the rule of law  [...]
Testo di Eugenio Viola, senior curator at PICA The Perth Institute of Contemporary Arts in Australia

Breve Descrizione: 
Nel Leviatano (1651), Tommaso Hobbes getta le basi del giusnaturalismo, interpretato pessimisticamente come uno stato di guerra continua (bellum omnium contra omnes) dove l’uomo è “lupo per l’uomo”. Passando dalla metafora filosofica all’ipertestualità che appartiene al presente dell’arte, Filippo Berta ribalta l’assunto hobbesiano: per visualizzare la ferinitas del genere umano, l’artista utilizza direttamente un branco di lupi.Immersi in un paesaggio quasi lunare, i lupi si contendono violentemente non una preda ma un oggetto, una bandiera italiana, e questo ci spiazza. Per il filosofo la sola via d’uscita è la creazione dello stato, capace di ridurre le volontà dei singoli a una volontà unica, che Berta mette in questione attraverso uno dei suoi simboli più riconoscibili: la bandiera, con un’allegorica mise en scène che rivendica le ragioni dello stato di natura sullo stato di diritto [...]
Testo di Eugenio Viola, senior curator at PICA The Perth Institute of Contemporary Arts in Australia



Filippo Berta, Alessandro Pelicioli Massimo Barbieri Greta Agresti Anna Coppola
2010, performance, Digital Video 3'00''
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Short Description: 
Two men and two women are exposed naked behind four sheets of glass while they’re trying to hide their faces with difficulty by means of the halo of water vapor left from their breath on the surface of the slab. Their names and surnames are the title of this artwork and they become empty codes because they can’t be associated with the four faces deleted by a draining and violent action. The four bodies have been cleaned of any connotation given by family and by their society and until the halo does evaporate, they are potential white sheets on which to realize the true portrait.

Breve Descrizione: 
Due uomini e due donne sono esposti nudi dietro a quattro lastre di vetro mentre cercano a fatica di nascondere il loro viso con l’alone di vapore acqueo lasciato dal loro respiro sul- la superficie della lastra. I loro nomi e cognomi sono il titolo dell’opera e diventano dei codici vuoti perché non possono essere associati ai quattro volti cancellati da un’azione snervante e violenta. I quattro corpi sono stati puliti da ogni connotazione data dalla famiglia e dalla società di appartenenza e finché l’alone non evapora, essi sono dei potenziali fogli bianchi su cui poter realizzare il vero ritratto.

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Filippo Berta, Déjà vu, 2008, performance, video 0'35'' Loop
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Performance rewarded in the Fourth Edition of the International Prize for Performance Civic Gallery of Contemporary Art, Trento, Italy - Second Prize - Jury: Helena Kontova (Co-director of Flash Art), Catherine Wood (Curator of Contemporary art and Performance at Tate Modern of London), Gian Marco Montesano (Artist and artistic director of the Theatre of Innovation of Pescara, Italy), Franco Oss Noser (Director of Cultural Services Centre Santa Chiara, Trento, Italy), Fabio Cavallucci (Director of Civic Gallery of Trento, Italy), Carlo Antonelli (Music critic and director of Rolling Stone Italy) - Curated by Fabio Cavallucci

Performance premiata alla Quarta Edizione del Premio Internazionale della Performance Galleria Civica Arte Contemporanea Trento - Secondo Premio - Giuria: Helena Kontova (codirettrice di Flash Art), Catherine Wood (curatrice di arte contemporanea e performance alla Tate Modern Londra), Carlo Antonelli (critico musicale, direttore di Rolling Stone Italia), Gian Marco Montesano (artista, direttore ar- tistico del Teatro Stabile dell’Innovazione di Pescara), Franco Oss Noser (direttore Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento), Fabio Cavallucci (direttore artistico della Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento). A cura di Fabio Cavallucci

Short Description:
Six pairs of identical twins form two mirror deployments engaged in a fierce tug of war. A red line stands out from the centre of the strings defining the boundary between the factions of the dualism, but this line is breaking all the time due to the incessant struggle without alliances (either it is mine or yours) The general desire to dominate the others makes the border weak and unstable.

Breve Descrizione:
Sei coppie di gemelli omozigoti formano due schieramenti speculari e impegnati in un agguerrito tiro alla fune. Un tratto rosso spicca dal centro delle corde definendo il confine che separa le fazioni del dualismo, ma questa linea si spezza in continuazione a causa dell’incessante lotta senza alleanze (o è mio, o è tuo). Il generale desiderio di predominanza sull’altro rende il confine labile e instabile


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Filippo Berta, Ditty, 2008, performance, video 2'09''
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Short Description:
A row of immigrants are whistling the popular song of city of Bergamo and on the other side of the road the citizens, attracted to the melody and to the unsual situation, stop and listen to it. The immigrant and the native are faced one another and the distance that separates them in social life becomes concrete in that moment so that it defines a new space in a public place. In this performance the boundary between these two opposites is not a simple line of separation but an anomalous space accessible to passers-by.
Performance made in the main street of Bergamo (Italy), by involving of immigrants residents in the city.

Breve descrizione:
Una fila di immigrati fischiettano di continuo la canzone popolare della città di Bergamo e dal lato opposto della strada i cittadini si fermano attratti dalla melodia e dall’insolita situazione. L’immigrato e il nativo si trovano a faccia a faccia e la distanza che nella vita sociale li separa in quel momento diventa con- creta e definisce un nuovo spazio in un luogo pubblico. In questa performance il confine tra i due opposti non è una semplice linea di separazione ma uno spazio anomalo e accessibile ai passanti.
Performance realizzata nella via principale della città di Bergamo coinvolgendo immigrati residenti nella città.



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Filippo Berta, No Harmony, 2007, installation

Short Description:
The union of two magnets is denied by thin steel wires anchored to the wall. The attraction is strong enough to keep these two magnets suspended in the air. This unattainable state of harmony produces the contradictory image of an Almost One in contrast with the perpetual presence of the digit Two. The boundary between the magnets becomes a hybrid Place, and therefore anomalous, within which everything happens.
Installation made with two magnets anchored at two walls by means of two thin steel wires.


Breve Descrizione:

L’unione tra due magneti è negata dai sottili fili d’acciaio che li tengono ancorati al muro e la forza d’attrazione è tale da mantenere le due calamite sospese nell’aria. Questo stato di armonia negata genera l’immagine contraddittoria di un Quasi Uno in contrasto con la presenza ossessiva della cifra Due. Il confine tra i due magneti diventa un Luogo ibrido e perciò anomalo, entro cui accade tutto.
Installazione realizzata con due magneti ancorati a due pareti con due sottili fili d’acciaio.


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Filippo Berta, Form, 2007, installation

Short Description:
A band of red latex is pulled by four subtle steel wires and this tension produces a square shape that is brought to its breaking point. This is an extreme condition in which are defined an Inside and Outside conflicting with each other, which are divided by an unstable boundary perceived as a subtle red line.
Installation made with a tape of red latex brought into tension by four thin steel cables anchored to the four corners of the room.


Breve Descrizione:
Un nastro di lattice rosso è tirato da quattro cavi d’acciaio e da questa tensione scaturisce una forma quadrata portata al limite di rottura. Questa è una condizione estrema in cui si definiscono un Dentro e un Fuori tra loro contrastanti e divisi da un confine instabile e percepito come una sottile linea rossa.
Installazione realizzata con un nastro di lattice rosso portato in tensione da quattro sottili cavi d’acciaio ancorati ai quattro spigoli della sala.


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Filippo Berta, Incastro (Interlock), 2007, installation

Short Description:
Inside a cylinder of plexiglas an obsessive action is repeating cyclically. A drop of red liquid falls on a subtle layer of black oil, the drop then pierces this layer and mixes with the pure water below. Between the purity of transparent water and the impurity of red liquid there is a black boundary. These three elements compose a closed circuit of contradictory fusion. The installation is ended when the water is completely dirty, just as the conflicts hidden in social and individual identities are resolved in forced combinations.
Installation made with distilled water, and oil and red pigment


Breve Descrizione:
In un cilindro di plexiglass si ripete ciclicamente un’azione ossessiva in cui una goccia di liquido rosso cade su un sottile strato di olio nero, lo perfora e si mischia all’acqua pura sottostante sporcandola. Tra la purezza dell’acqua trasparente e l’impurità del liquido rosso si pone un confine neutro nero e i tre elementi formano un circuito chiuso di fusione conflittuale. L’installazione si completa quando l’acqua è completamente sporca, nello stesso modo con cui i conflitti dualistici insiti nelle identità individuali o sociali terminano con incastri forzati.
Installazione realizzata con acqua distillata, olio e colorante